Un Blog che s'interessa di Critica Letteraria(in particolare del '900),Letteratura,Filosofia ma,più in generale,tutto ciò che è Cultura,Arte,e Politica
Dopo la chiusura del Forum di PoliticaonLine riapre il forum delle Comunità Comuniste per discutere di politica,Filosofia, e sociale. Chiunque ovviamente sarà il benvenuto.
Il sito,dopo un periodo di pausa, riapre pronto a discutere con chiunque vorrà di Cultura e di Politica, non per cullarsi in una dorata torre d'avorio intellettuale ma per provare di utilizzare mezzi, che una volta si sarebbero definiti sovrastrutturali, che possano incidere sulla realtà.
Poichè nostro obiettivo non è mai stato,né mai sarà una visione estetica della Cultura ma una Cultura MILITANTE che cerchi di cambiare lo stato di cose presenti.
Finalmente è uscito il numero 1 di "Comunismo e Comunità". Chi fosse interessato a riceverla può richiedercela o tramite mail o tramite commento diretto a questo post. Grazie in anticipo a chi ci aiuterà a praticare questa 'silenziosa' ma convinta opposizione al sistema spettacolo.

Indice
Comunismo e Comunità numero 1
Maggio-Agosto 2008
Editoriale
L. Dorato
Essenza del capitalismo e chiavi di lettura per una fondata resistenza, p. 6
C. Preve
Critica dell’ideologia contemporanea, p. 25
A. Catalano
...e facciamolo questo salto!, p. 47
M. Tozzato
Note di lettura sullo sviluppo sostenibile e sui presupposti della teoria della Decrescita, p. 54
G. Petrosillo
I destini storici di una teoria, p. 66
R. Di Vito
Geopolitica: metodo, uso ed abuso, p. 76
L. Dorato
Critica del pensiero dominante, p. 88
G. Duchini
Il pensiero “mercatista” di Tremonti, p. 93
G. de Francesco
Brevi note sulla ristrutturazione del mercato del lavoro e sulla riforma del diritto del lavoro, p. 95
M. Brumini
Autonomia per una resistenza comunitaria, p. 98
C. Preve
Luca Grecchi: interprete del pensiero filosofico classico dei Greci, p. 103
L. Grecchi
Una risposta a Costanzo Preve, p. 114
V. Quaresima
Chi dirà ai bambini di Falluja che stanotte gli angeli erano distratti?, p. 118
R. Di Vito e M. Neri
Appunti su “Finanza e poteri”, p. 120
a cura di ANDREA CORTELLESSA
All’indomani del trionfo a Cannes di Gomorra di Matteo Garrone risuona d'improvviso un termine desueto: neorealismo. Se si usano parole vecchie per fenomeni nuovi, può voler dire che quanto viene presentato come nuovo del tutto non lo è; ma se invece il fenomeno è davvero nuovo, è fuorviante discuterlo con categorie che gli sono estranee. Tra i nostri critici e storici letterari, da tempi non sospetti (del 2005 è un suo libro dal titolo eloquente, La fine del postmoderno) Romano Luperini ragiona sul mutamento in atto. Mutamento delle forme della narrazione, nonché del nostro modo di leggerle. Il nuovo numero della sua rivista Allegoria, il 57 in uscita il mese prossimo, conterrà uno speciale sul «ritorno alla realtà» non solo in chiave letteraria (Raffaele Donnarumma e Gilda Policastro intervistano Mauro Covacich, Marcello Fois, Giuseppe Genna, Nicola Lagioia, Antonio Pascale, Laura Pugno e Vitaliano Trevisan) ma anche cinematografica (Giovanna Taviani dialoga con Guido Chiesa, Francesca Comencini, Saverio Costanzo, Emanuele Crialese, Vincenzo Marra, Francesco Munzi e Massimo Gaudioso, uno degli sceneggiatori di Gomorra). Se c'è una continuità con gli anni Quaranta, insomma, è nella funzione trainante del racconto per immagini.
LUPERINI. «Quella da cui siamo usciti è una concezione autoreferenziale della letteratura. Lo scientismo strutturalista anni Sessanta-Settanta in questo era solidale col postmodernismo Ottanta-Novanta, coi suoi miti della fine della storia, del trionfo dell'immateriale, dell'esclusione del conflitto. Con l'11 settembre e le sue conseguenze, quel modello si mostra sempre più inadeguato. I prossimi trenta o quarant'anni, ci dice l'Onu, saranno un incubo: crisi dell'acqua, regimi autoritari, razzismo, xenofobia. (Noi ci siamo portati avanti col lavoro). Quando ti cadono bombe sulla testa, è difficile dire che non ci sono fatti ma solo interpretazioni! Le nuove tendenze letterarie registrano questo clima. Negli Usa scrittori come Don DeLillo e Philip Roth sono giunti ad affreschi che conciliano la grande tradizione del modernismo con elementi addirittura balzacchiani; e sempre più forte è la letteratura del Terzo Mondo in cui massicce sono le contraddizioni materiali della società. Una tendenza che in Italia arriva col solito ritardo».
CORTELLESSA. «Tempo fa su Repubblica c'è stata una discussione su quella che il collettivo Wu Ming ha definito New Italian Epic: curiosamente a sua volta esemplata su Saviano, ma anche sui romanzi storici di Genna e Scurati e poi, ancora, sulla nutrita produzione di "genere" di Camilleri, Evangelisti, Lucarelli eccetera. Se però qualcosa in comune c'è fra "realismo" ed "epica" è che sono connotati attribuiti alla narrativa soprattutto nel secolo del realismo senza "nei" e dell'epica borghese di Hegel. Tutto questo new non sarà un ritorno al buon vecchio Ottocento? E non sa ancora di postmoderno questo tentativo di aggirare la modernità?».
LUPERINI. «Un semplice restauro di forme desuete sarebbe solo un artificio rassicurante: di quelli che da sempre richiede l'industria culturale. Se parliamo di "ritorno alla realtà" è perché si affacciano nuove realtà che non possono essere rappresentate con strumenti legati a momenti storici così diversi dal nostro. Anche un romanzo come Sirene di Laura Pugno a suo modo è un "ritorno alla realtà": mettendo al servizio di una dimensione allegorica un "genere" come la fantascienza. Libri come Sandokan di Balestrini o gli ultimi di Aldo Nove sono pure esempi utili. Un film come Gomorra, del resto, non ha nulla della carica volontaristicamente ideologica, e della struttura di racconto talora semplificata, di tanto neorealismo».
CORTELLESSA. «Al contrario è dominato da un tratto di stile, la camera a mano, che in passato (penso da ultimo a Von Trier) non era affatto associato a canoni "realistici". Ma anche il neorealismo anni Quaranta, al di là dei risultati, cercava una lingua nuova per una realtà traumaticamente mutata come quella uscita dalla guerra».
LUPERINI. «Nell'introduzione al Sentiero dei nidi di ragno Calvino dice che non c'erano stati formalisti così accaniti come loro "contenutisti". Ogni generazione deve trovare le forme in cui dire la propria realtà: non quella di sessant'anni fa! Altrimenti cade nelle più vuote convenzioni: nell'esatto contrario, cioè, di una ricerca della realtà».
CORTELLESSA. «Credo che l'esigenza storica di cui parli sia avvertita con chiarezza dagli artisti del nostro tempo. Ma negli stessi vedo anche un deficit di consapevolezza teorica. A differenza che negli anni Quaranta: quando magari, rispetto agli esiti, c'era un surplus d'intenzione. Spesso ci si riduce a "effetti di realtà" brutali o, diciamo marxianamente, volgari. Rappresentare il mutamento, al contrario, significa anzitutto trovare nuove forme. Gomorra di Garrone convince soprattutto per la netta soluzione di continuità con la tradizione del realismo nonché con lo stesso libro cui s'ispira».
LUPERINI. «Su Allegoria Raffaele Donnarumma evidenzia non solo il potenziale di novità di questo momento, ma anche i pericoli di un ritorno alla realtà passivo nei confronti dei modelli televisivi e del grande intrattenimento. Quanto all'elaborazione intellettuale, trovo incoraggiante una nuova figura di intellettuale, diversissima dai Calvino e dai Fortini, che erano al centro del sistema culturale. Prendiamo Saviano. La sua è una figura di intellettuale agli antipodi del modello pasoliniano, al quale pure si ispira: è un intellettuale "precario", marginale, che esplora le periferie dal basso, non dalla prospettiva "aerea" dell'urbanista o del sociologo: soffrendo in prima persona le contraddizioni e i conflitti che ai margini si inaspriscono. Edward Said ci ha insegnato che proprio chi si trova ai margini della società, oggi, paradossalmente può fare appello a una dimensione universale: interpretando i margini di ogni società. Gli intellettuali oggi sono davvero relegati in un esilio sociologico e politico; le istanze e i problemi di cui sono portavoce non sono più nemmeno rappresentati in Parlamento. Così però incontrano altre forme di emarginazione: quelle dell'immigrazione che, a dispetto dei parlamenti, sempre più dominerà la scena. L'intellettuale oggi è chiamato alla trasmissione, alla traduzione, al trapianto: al di là di ogni frontiera. È diventato un contrabbandiere, un clandestino».

L’Associazione “Associa! - per il socialismo del XXI secolo” organizza un convegno dal titolo ” Democrazia, mutualismo e vertenzialità; esperienze a confronto per costruire il partito sociale". Al convegno parteciperanno l’Ex ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, l’ex ministro della pianificazione sociale del Governo del Venezuela Jorge Giordani, ed il parlamentare olandese Tiny Cox del partito del pomodoro, partito quest’ultimo che attraverso una politica che lega forme di mutualismo e campagne nazionali, e che fa della questione morale elemento centrale (il tetto massimo dei stipendi dei suoi eletti è di circa 2.000 euro) è riuscito a raddoppiare i voti nel giro di pochi anni. Sul tema si confronteranno decine di associazioni di base che sperimentano pratiche contro il caro vita, palestre popolari, centri sociali, sindacalisti e intellettuali che hanno assicurato la loro presenza. Non è un caso che il convegno si terrà al Pigneto, il quartiere popolare romano che è entrato nelle cronache nazionali per il raid contro alcuni negozi di immigrati. Lo scopo principale del dibattito infatti sarà quello di capire come oggi sia possibile concretamente per la sinistra reinsediarsi nei territori fornendo un’alternativa alla guerra tra poveri, cercando di fare in modo che la forma verticale del partito classico si socializzi e che i movimenti si politicizzino in una forma federativa.
Il Convegno si terrà dalle ore 10.30 alle 18.30 Presso il Circolo Arci Fanfulla 101 - in Via Fanfulla 101 - Quartiere Pigneto - Roma
Associazione Associa - Per il socialismo del XXI secolo.
Per informazioni sul convegno: Vittorio Mantelli 335/6066523
In questo link materiali di approfondimento e scritti sul tema del Partito Sociale http://www.sinistrasociale.it/?page_id=75
Incidenti questa mattina in via Cesare De Lollis, davanti all'università La Sapienza di Roma. Quattro i feriti portati al pronto soccorso dell'Umberto I, considerando anche un contuso leggero a un braccio. Due sarebbero studenti di sinistra, gli altri apparterrebbero invece a Forza Nuova. A quanto si apprende da fonti sanitarie, si tratta di feriti lievi (tre codici gialli ed un contuso). I quattro sono stati portati in questura. Il direttore del Dea Claudio Morin ha confermato il numero dei feriti e che nel corso dell'aggressione hanno riportato «ferite da contusione» e «hanno una prognosi inferiore ai 40 giorni e il più grave di 25-20 giorni». Da quanto si apprende, i giovani sono: M.A, di 28 anni, E.M., di 27, G.M. di 22 e A.F, di 21. Clima di tensione già da ieri nell'ateneo. Il prorettore Luigi Frati aveva annullato un convegno sulle Foibe organizzato da Forza Nuova per giovedì, dopo l'occupazione per qualche ora della presidenza della facoltà di Lettere da parte del gruppo Studenti e studentesse antifascisti.
Gli incidenti sono stati denunciati dai Collettivi universitari, che hanno riferito di una vera e propria aggressione da parte di Forza Nuova: «Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attacco i suoi davanti all'università - ha detto uno studente dei Collettivi - All'improvviso sono arrivate tre macchine di fascisti che sono scesi con spranghe e coltelli. È scoppiata una rissa che è durata almeno 10 minuti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata».
Due di Forza Nuova fermati. La polizia ha operato due fermi dopo essere intervenuta sul posto insieme ai carabinieri e al 118. Secondo l'ufficio stampa di Forza Nuova si tratta di due di loro. Tra questi Martin Avaro, responsabile della sezione di piazza Vescovio.
Sei giovani identificati. Quattro giovani di destra e due di sinistra coinvolti nell'aggressione sono stati identificati e portati in questura in via Genova per essere ascoltati. I due che fanno parte dei collettivi universitari di sinistra sono Emiliano Marini e Giuseppe Mercuri. Gli altri quattro appartengono a movimenti di estrema destra: tra loro c'è anche Martin Avaro. I fermati sono tutti già noti alle forze dell'ordine. Intorno alle 18 Marini e Mercuri, a bordo di un'auto della polizia, hanno lasciato la Questura di Roma.
«Mazze e catene al grido "Avanti camerati"». Vanessa, studentessa della Sapienza in questura per rilasciare spontaneamente insieme ad altre colleghe dichiarazioni sull'accaduto, ha raccontato che «da una Hyundai Matrix grigia sono scesi in cinque e al grido "Avanti camerati" ci hanno aggredito». «Due di loro erano molto grossi e avevano capelli rasati, uno era tatuato ed erano più grandi d'età - ha raccontato la ragazza - sono arrivati con mazze catene e spranghe e senza dire nulla hanno rotto una sedia in testa ad un mio collega mentre stavamo attaccavamo manifesti per un'assemblea pubblica in programma per oggi alle 15. Siamo qui spontaneamente perché non vogliamo che questa aggressione venga derubricata a rissa politica».
«Travi di legno in testa». Un altro testimone, 25 anni, iscritto alla facoltà di Lettere ha raccontato che al momento degli scontri si trovava «a circa 40 metri di distanza, a un certo punto ho visto un ragazzo sulla trentina che ha spaccato una trave di legno sulla testa di un ragazzo: una scena terribile, un tonfo sordo, un gesto di una violenza assoluta». Il giovane ricorda che il più attivo negli scontri era «un uomo robusto, alto circa un metro e novanta, che subito dopo aver colpito uno dei ragazzi del collettivo è fuggito a piedi». Il testimone conferma che questa mattina in via de Lollis gli aggressori erano muniti di mazze di legno e catene.
«Croce celtica». Uno degli studenti aggrediti, Giorgio, ha raccontato che «uno degli aggressori aveva la croce celtica sul braccio e un altro una maglietta con uno slogan fascista firmata Forza Nuova». Giorgio ha descritto gli aggressori dicendo che «due di loro avevano la testa rasata. Sono arrivati con una macchina e ci hanno aggrediti a freddo. Noi abbiamo reagito e ce ne siamo andati solo quando è arrivata la polizia, dopo circa 10 minuti».
Uno studente: «Erano di Forza Nuova». Uno studente, che si trovava in via De Lollis verso le 13,30, ha riferito: «Erano in cinque, di 30-40 anni, sicuramente non studenti ma appartenenti a Forza Nuova». Il testimone ha spiegato che «sono arrivati con tre macchine, con due auto hanno bloccato il traffico e, dalla terza, sono scesi con spranghe di ferro, bastoni e catene e ci hanno attaccati alle spalle».
Lite in ospedale. «Non siete nessuno, voi eravate quaranta e noi dieci». Sono le parole che uno dei feriti al pronto soccorso ha detto a un ragazzo scambiato per uno dei giovani collettivi. «Ero al pronto soccorso per una contusione - ha raccontato il giovane, il quale non ha niente a che fare con quanto accaduto a La Sapienza - quando ho notato che di fronte a me un altro ragazzo ha iniziato a guardarmi con aria di sfida. Poi mi ha apostrofato proprio come se volesse aggredirmi». «Rasato, con una camicia e un paio di jeans, molto alto e con un fisico imponente - ha aggiunto il mal capitato - aveva il viso insanguinato e sembrava ancora molto scosso da quello che è successo, era sconvolto».
Assemblea e corteo. Nel pomeriggio gli studenti del Collettivo, che hanno parlato di «aggressione a freddo» si sono riuniti nella facoltà di Lettere e hanno indetto un'assemblea per mercoledì sulle politiche sulla sicurezza, e confermato per giovedì il presidio dalle otto di mattina davanti alla facoltà di Lettere. A margine della riunione alcuni testimoni hanno sostenuto di «aver riconosciuto negli aggressori gli appartenenti all'associazione Forza Nuova di matrice fascista che, già questa notte, si aggiravano per l'ateneo». Poi c'è stato il corteo all'interno all'università, dentro la facoltà di giurisprudenza gridando slogan contro fascisti e baroni mostrando uno striscione con la scritta «ma quale opinione il fascismo è odio e repressione».

Prima di tutto vennero a prendere
gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e
stetti zitto perchè mi stavano
antipatici.
Poi vennero a prendere
gli omosessuali e fui sollevato perchè
mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non
ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c"era rimasto nessuno a
protestare
Bertold Brecht